Sono ibridi. Stanno tra cielo e cantiere, tra altare e bosco.
I Santi nascono quando la materia si fa preghiera. Hanno ali di terracotta che pesano, corpi segnati dall’oro e dalle ferite. Non sono icone da venerare. Sono presenze cadute, umane, che portano addosso le stimmate del tempo.
I Miti sono architetture e creature. Città-torri innalzate dal ferro di recupero, tenute insieme da fili come preghiere. Esseri silvani con corna di ramo e zampe di legno, a metà tra il dio antico e l’animale totemico.
Uso terracotta, ferro arrugginito, legno, calce, foglia d’oro. Materiali del costruire e del seppellire. Li assemblo senza nascondere le giunture, i legacci, le saldature. Perché il sacro, oggi, è rotto. E va tenuto insieme con quello che abbiamo.
Santi e Miti è un’archeologia del futuro: reperti di una spiritualità che resiste tra le macerie.
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